La vedova degli abissi

Un’immersione nei fondali del mar Baltico
per la degustazione di una bollicina «invecchiata
in profondità». Nel relitto di un vascello
affondato due secoli fa i segreti di Veuve Clicquot

di Luca Turner

C’ è un luogo lontano dall’immaginario del vino che all’improvviso diventa celebre e rinomato. Un nome sconosciuto ai più che inizia a essere pronunciato spesso: Aaland, un arcipelago di 6.700 isole tra Svezia e Finlandia. Il fascino del mare, i colori che si muovono tra rocce e vegetazione, la vita che sembra scorrere con una dimensione del tempo diversa rispetto a quanto visto finora. Il silenzio, l’aria pura, gli odori di un mare nordico freddo ma empatico, raccontano bene quel quid di magico che qui alberga e abbraccia tanto l’esploratore quanto il residente. Isole che appartengono alla Finlandia, anche se godono di una forte autonomia e parlano svedese quasi a volersi proteggere da un mondo esterno che non appartiene loro. No, non è un documentario di geografia messo in pagina, ma è la necessaria introduzione per condurvi dentro un relitto, che qui è affondato all’incirca due secoli or sono. Un relitto con un carico prezioso: le Aaland difatti hanno rappresentato un importante punto di passaggio per le navi che trasportavano merci ricercate verso la generosa corte imperiale russa. Il grande vino di Champagne attraverso numerosi carichi di bottiglie raggiungeva via mare le tavole più esigenti. Ecco che la storia inizia a delinearsi. Christian Ekstrøm è un sommozzatore esperto e nel 2010 nel corso di un’immersione ricreativa con attenta curiosità individua un vecchio vascello. Al suo interno, ancora ben visibile una parte del carico allora trasportato: tappeti, sacchi di caffè e una serie di bottiglie ancora integre, come integro era il loro contenuto.

È Champagne! 172 bottiglie parte delle quali in ottimo stato di conservazione. Per la maggior parte, il marchio impresso sul tappo non permette errore: Veuve Clicquot Ponsardin. La storia potrebbe finire qui, invece da qui ne ha origine un’altra. La Maison della vedova più celebre del vino decide di investire. Investire in ricerca, studi, analisi: vuole ben comprendere cosa è accaduto al vino in 17 decenni. Come può un vino dopo tutto quel tempo essere ancora integro, conservare le sue principali caratteristiche ed essere bevibile? Per rispondere a queste domande Veuve Clicquot finanzia tutte le spese di recupero, mette a disposizione attrezzature d’avanguardia, enologi e scienziati esperti degustatori e storici. Un esperimento non voluto, non creato a tavolino, ma di interesse scientifico senza pari si presentava spontaneamente: non si poteva perdere l’occasione. I risultati in sintesi hanno dimostrato che complici pressione a 40 e più metri sotto il livello del mare, bassa salinità dell’acqua, buio e bassa temperaturahanno creato un ambiente di conservazione ottimale affinché il vino si preservasse nel migliore dei modi. Dominique Demarville, chef de cave di Veuve Clicquot ha un’illuminazione: provare a ripetere l’esperienza.


Stesso luogo, stesse condizioni, vini attuali. Costruita una apposita gabbia in metallo che le possa contenere, bottiglie di Yellow Label, Vintage Rosé 2004 e Demi-Sec, sono state immerse a 40 metri laddove sono state recuperate le bottiglie «storiche»; 50 anni è la prospettiva di invecchiamento attesa, variabili costantemente sotto controllo, monitoraggio con degustazione programmata in confronto agli stessi vini in bottiglia custoditi nelle magnifiche cantine di Veuve Clicquot in Champagne. Cellar in the Sea il nome del programma, a cui partecipa tutta l’équipe enologica della maison insieme all’Università di Enologia di Reims e Bordeaux. Spirito diVino era presente alla prima degustazione dopo l’immersione della gabbia il 18 giugno 2014. Tre anni di cantina gessosa e tre anni di cantina «baltica» a confronto. Il solstizio d’estate 2017 ha offerto un giorno di luce senza fine oltre che un panorama di straordinaria bellezza.

Cornice ideale per immergersi nello studio attento delle differenze tra le due modalità di conservazione e affinamento. La curiosità alimenta e acuisce i sensi della vista, dell’olfatto e del gusto. Concentrazione massima. Questa degustazione è un momento importante, che inserisce la prima tessera del mosaico di un lungo esperimento. I vini sono tutti perfetti, il vino del Baltico racconta un’evoluzione minore rispetto ai vini della Cave di Reims. Grande freschezza in entrambi ma sono quelli della Cellar in the Sea a esprimerne un grado in più. L’unico è il Demi-Sec a raccontare note molto simili, complice, probabilmente, la maggiore quantità di zucchero del dosaggio. Le conclusioni iniziali, dopo attenti confronti tra gli astanti e gli esperti della Veuve Clicquot, portano a ritenere che, sebbene entrambi i metodi abbiano fornito eccellenti condizioni di invecchiamento, il fondale delle Aaland potrebbe essere una scelta migliore per i vini che si intende fare invecchiare più a lungo. A fine esperimento, valuteremo la veridicità di questa previsione….……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE .