Natale al Club del Doge

Risotto agli scampi, il piatto preferito da Ernest Hemingway, piatto tuttora presente con brodetto extra di crostacei. C’è anche la Suite Hemingway al piano del palazzo che fu del Doge Gritti.

Il classicismo, l’eleganza e la qualità
della ristorazione del The Gritti Palace di
Venezia sono una garanzia per gli ospiti
che ricambiano con sempiterna fedeltà

di Leila Salimbeni

Dallo yacht Aquariva, ormeggiato al molo del Riva Lounge davanti alla Basilica di Santa Maria della Salute, in sestiere San Marco, il proverbiale sfarzo di Venezia lascia il posto a un’elegante rarefazione che, come ne La Dogana di Willam Turner, sembra ancorarsi a una bellezza sempiterna ancorché spettrale. Del resto, è Natale su Venezia, e la carrellata di saluti e di sorrisi, durante l’aperitivo al Bar Longhi dà da intendere che, tra i nuovi arrivati già rapiti da cotanto spettacolo, la maggior parte degli astanti sia invero già stata qui l’anno prima, e quello prima ancora, ché il The Gritti Palace fa questo effetto da sempre e certamente già da quando, nel XIV secolo, fu costruito. Non è un mistero, del resto, che durante la chiusura per l’ultima grande ristrutturazione, durata dal 2011 al 2013, alcuni dei suoi ospiti più fedeli si rifiutarono di tornare a Venezia giacché senza il Gritti non sarebbe stata la stessa cosa, così come non è un mistero che ce ne fu un altro, di ospite, che volle prenotare la sua stanza fin dalla prima sera, quella inaugurale. Come faceva William Somerset Maugham, il celebre scrittore che, tornandovi anno dopo anno, già nella prima metà del ’900 scriveva che «al Gritti […] tu sei un amico al quale viene porto il benvenuto, appena sceso dal motoscafo, e quando siedi a colazione a quello stesso tavolo al quale sedevi l’anno precedente, e ancora l’anno innanzi, osservi quella bottiglia di Soave che è là nel ghiaccio ad attenderti».

Interni del Ristorante

Il tavolo della classica e sfarzosa sala dedicata a Ernest Hemingway che considerava il Gritti Hotel il suo indirizzo veneziano e la sua cucina il ristorante Club del Doge all’interno dell’albergo

Una citazione che campeggia, con le prime edizioni dei suoi libri, nella suite omonima, oggi stuccata coi colori prediletti della signora Maugham: rosa Mountbatten, indaco e manganese. Così come è facile immaginarsi John Ruskin tra gli arazzi e le stoffe intento a dipingere il quadro che oggi campeggia in quell’alcova calda, perfetta per questo periodo dell’anno, che è la suite a lui dedicata. Al The Gritti Palace tutto sembra concepito per celebrare una festa sempiterna, come il grande tavolo, sempre imbandito, della Scuola di cucina epicurea, epicentro di queste feste natalizie, o la Explorer’s library coi suoi manuali d’arte e la copia del leggendario Gritti’s Golden Book con le firme di ospiti del calibro di Franco Zeffirelli, Lauren Bacall, Charlie Chaplin e Orson Welles.

L’elegante sala del ristorante Club del Doge

Oltre a questi, la collezione dei primissimi National Geographic, da sfogliare sotto lo sguardo severo di Andrea Gritti, 77esimo doge della Repubblica di Venezia, il cui dipinto, attribuito alla bottega di Tiziano Vecellio, venne riportato «a casa» dopo un’asta Sotheby’s nel 2017. Dall’altra parte della sala, l’albero di Natale gremito di doni tra gli stucchi rococò, i tessuti di Rubelli e i cristalli di Galliano Ferri che tutto indorano e rivestono di uno scintillare fulgente e balenante, che ben si rifrange nelle sale, calde e splendidamente tattili, del ristorante Club del Doge frequentato, tra gli altri, da Peggy Guggenheim ed Ernest Hemingway. È qui che si consuma, giorno dopo giorno, ben altra pièce, e precisamente quella che vede impegnato Daniele Turco e la sua storica brigata alla guida di una cucina che vuol esser, prima di tutto, una grande cucina d’albergo aperta, però, anche ai veneziani.

Lo chef Daniele Turco, alla guida della sua storica brigata di cucina al Club del Doge

Battuta di manzo di razza Fassona, cachi, noci e stracciatella di burrata

I piatti che ne sortiscono, pur nella negoziazione che impone l’imperativo della salubrità e della materia prima, chiamando in causa il classicismo di elementi come fondi di cottura, consommé e bisque, hanno l’ambizione di affrancarsi dalle mode diventando al contempo anche la base su cui s’innesta, plastica, l’avanguardia. Un’avanguardia meditata, mediata nei ravioli «del suolo», nella sapidità terragna, minerale e umida del topinambur, della rapa rossa e del tartufo nero; e si fa mimetica con l’autunno nell’effetto nebbia della polenta bianco perla rarefatta sulla tenerissima guancetta con le castagne e le puntarelle, croccanti di un amaro delizioso, impertinente. Un’avanguardia classicissima nella quasi parmentier su cui sta assiso l’ovetto di montagna su un trono di castraure, i carciofini autunnali della laguna. Più cauta, probabilmente perché in ossequio alla sua natura, tanto cosmopolita quanto squisitamente, prepotentemente veneziana, l’insalata tiepida di granseola servita su una foglia di indivia con crema di cavolfiore, caviale Sevruga e..……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

Il Gritti Hotel addobbato a festa con il tradizionale albero

La vista esterna del grande albergo che si affaccia sull’acqua della Laguna e, sopra, l’elegante sala del ristorante.

Il Gritti Hotel addobbato a festa con il tradizionale albero

Ristorante Club del Doge – The Gritti Palace – Campo Santa Maria del Giglio 2467 – Venezia – telefono +39.041.794611 – clubdeldoge.com – thegrittipalace.com/it