Luoghi magnetici

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Cabernet Franc sotto protezione

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di Alessandra Meldolesi

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I muri a sud creano un microclima per le vigne garantendo a maturazione delle uve alla raccolta manuale. In più, cavalli per lavorare il terreno, carezze biodinamche e biologiche. È Clos Cristal, unicità da preservare….

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Francia, Loira, villaggio di Souzay-Chapigny, rue du Clos Cristal, percorrendo la strada si è catturati da una forza magnetica e silenziosa. Ad accompagnare il passo c’è solo il battito del cuore che accelera, insieme al vento che si mostra nell’abbraccio delle foglie e nelle nuvole di sabbia. Con le spalle al sole, lo sguardo è impietrito e diretto verso un recinto di muri costruito intorno al 1904 su una dolce collina protetta dal bosco, infossata nella roccia calcarea. La mente immagina e attende con vivo ardore di entrare in un luogo «genial», le Clos Cristal. Tutto questo accadeva fino a ieri quando ci si approcciava a questo luogo prezioso, di ineguagliabile pulizia e sempreverde filosofia. Oggi i pensieri e l’entusiasmo sono interrotti dal suono di macchinari moderni che feriscono i filari e lasciano i segni di una conduzione inquinata da manovre che son lontane da quelle di una agricoltura ragionata e attenta.

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Vedute dei terreni di Clos Cristal, acquistati da Antoine Cristal nel 1886..
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Certamente una situazione che fa «mal au coeur» e di insolito savoir-faire che fa venire gli occhi lucidi a chi racconta la situazione e crea, in chi ascolta, un silenzio assordante, ricco di pensieri e interrogativi ai quali non ci sono risposte se non il tempo, l’unico maestro della verità. Con la mancanza della famiglia Dubois nel Clos des Murs, classificato come monumento storico, regio, un cristallo che brilla e riflette i raggi del sole, da raccogliere e apprezzare per la sua rarità, si è spezzato il fil rouge che univa l’esprit del suo creatore alle vigne.

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Antichi metodi di coltivazione impiegati ancora oggi coronano il desiderio del fondatore di realizzare grandi vini rossi in terra di bianchi.

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Gli otto ettari di Cabernet Franc impiantati dopo la crisi fillosserica con un sistema speciale che protegge e al contempo accelera la maturazione delle uve, dopo tre generazioni non sono più gestiti dalla famiglia del talentuoso éric Dubois e dal suo staff ma, per volontà ignote, dalla cooperativa del paese. Una decisione frutto di una maturazione complicata dopo stagioni in cui l’economia dell’ospedale, proprietario del clos, non ha raccolto buoni frutti per mancanza di investimenti e obiettivi, forse, non raggiunti.

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L’ingresso dei cavalli per la lavorazione del terreno tra i filari: niente pesanti mezzi meccanici, un altro segno di delicatezza nel confronto di questo terroir.
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Alla richiesta di informazioni, abitanti, commercianti e addetti al settore abbassano lo sguardo e si rifugiano nel labirinto solitario dell’inconsapevolezza, tutti in un’amara attesa prima di scoprire come uscirne. Una solitudine che accompagnava anche la mente geniale di Antoine Cristal, che all’età di 50 anni, ultimato il suo percorso nel commercio, è diventato proprietario nel 1886 dello Château de Parnay grazie a frequentazioni politiche e alle sue abilità negli affari. Ricordato dai clienti come un uomo rude e di grande integrità, con l’acquisizione dello château e delle sue vigne è riuscito a sviluppare un progetto che coltivava da molto tempo: diventare un vigneron. All’inizio del 1900 intuì che i suoli limosi, sabbiosi e calcarei potevano creare vini di pregio, pari ai grandi di Borgogna.…PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

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