Il moto delle vigne

[vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”yes” type=”grid” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” css=”.vc_custom_1475856962388{padding-bottom: 20px !important;}”][vc_column][interactive_banner_2 banner_style=”style1″ image_opacity=”1″ image_opacity_on_hover=”1″][vc_column_text]

Molta neve, molto freddo ma anche molta passione.
Diario di una giornata insolita con Lamberto
Frescobaldi che subito tiene a precisare: «Oggi non
parliamo di vino. Ma solamente di enduro

[/vc_column_text][vc_empty_space height=”75px”][vc_column_text]

di Guido Daelli foto di Lorenzo Cotrozzi

[/vc_column_text][vc_empty_space height=”75px”][vc_column_text]

Andare in moto, non importa se c’è la neve. La scelta è ripagata dalla sensazione di gioia che le due ruote iniettano direttamente nel sangue. Guidi e il tuo umore ci guadagna. Quando la moto si muove, la memoria va al ricordo del giorno in cui ti hanno convinto a pedalare senza le rotelle della bici. Su di loro era riposta tutta la tua sicurezza e toglierle è uno dei primi gesti coraggiosi con cui la vita ti chiederà di misurarti. Una forma di autonomia e libertà. Spartiacque fra la paura di cadere, finalmente sconfitta, e la fiducia in te stesso, finalmente conquistata. Gli anni passano e le due ruote si muovono grazie a un motore. Inizia il bello. Il raggio d’azione aumenta portandoti in un mondo che aspetta solo di essere «guidato». La moto va oltre. Lavora sulle persone e le livella. Svuota dal ruolo, dalle gerarchie, dalle cariche. Prende la tua identità sociale e la trita. L’annulla. Non importa chi sei o che cosa fai, prima di tutto sei un motociclista. «Guido piacere, Lamberto, diamoci del tu». Debutta così il marchese Frescobaldi. È diretto e fa subito centro nell’essenza dei veri motociclisti, un clan guidato da codici e regole non scritte.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”grid” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” z_index=””][vc_column]

[/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”yes” type=”grid” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” css=”.vc_custom_1475856962388{padding-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

La sua è la 30esima generazione di guelfi fiorentini che producono vino dal 1308. Con l’acquisizione della Tenuta Perano nel Chianti Classico le tenute di proprietà sono sette. Il gruppo produce 11,5 milioni di bottiglie all’anno nei 1.300 ettari di proprietà dei territori più vocati della Toscana, dal Chianti Rùfina alla Doc di Pomino fino ad arrivare a Montalcino e alla Maremma. La responsabilità della produzione è passata nelle mani di Lamberto Frescobaldi, presidente del gruppo dal 2013. Oggi però non siamo qui per parlare di tannini, cru o sapidità. La passione per il vino lascia spazio a un’altra più intima e personale: la moto e l’enduro: «Ho avuto la fortuna di crescere in campagna in un luogo circondato dai motori: trattori, furgoni, camion, auto. In famiglia la passione c’è sempre stata. Ferdinando e Piero, fratelli di mio padre Vittorio, correvano in auto. Lo zio Piero ha perso la vita nel 1964 alla 24 Ore di Spa Francorchamps in Belgio su una Lancia Flavia 1800. Papà era molto legato a lui e non è stato facile convincerlo a comprarmi un motorino.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern”][vc_column width=”1/2″]

[/vc_column][vc_column width=”1/2″]

[/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”yes” type=”grid” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” css=”.vc_custom_1475856962388{padding-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Ma ci sono riuscito». Si sa, il richiamo per i motori è una forza che non lascia spazio a compromessi. Tantomeno alle paure. Si prende gioco di chi cade nella sua meravigliosa trappola, di chi non resiste e guarda ogni moto che passa. «All’età di dieci anni ho visto sfrecciare fra le vigne un Mi-Val 125. È stato amore a prima vista per le due ruote. A 14 anni e un giorno è arrivato lui: un Gori 50 cc. È con il mitico Gori che ho cominciato a fare fuoristrada. Mio zio Ferdinando mi ha regalato gli stivali da motocross, dei Sidi. I pantaloni li ho comprati grazie al risarcimento di un incidente stradale. Il resto l’ho recuperato nel tempo: un mio compagno di classe mi ha dato una Belstaff perché gli facevo fare tutte le mattine un giro con il mio Gori»

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”grid” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” z_index=””][vc_column]

[/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”yes” type=”grid” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” css=”.vc_custom_1475856962388{padding-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Ormai ha quello che gli serve. Ma ha soprattutto la voglia, quella che fra motociclisti si chiama malattia. La terra delle tenute di casa Frescobaldi è perfetta per l’enduro. Il passo è breve. Il richiamo dell’offroad naturale, così come naturale, vista l’età, il desiderio di mettere alla prova se stesso. Farlo in moto significa sfidare le regole. Rompere gli schemi. Improvvisare soluzioni. «Infliggersi» emozioni uniche. «Avevo 15 anni, e tra un  salto e l’altro volevo viaggiare in moto», continua Lamberto. «Parto con il mio Gori 50 cc da Firenze per Olgiate Molgora in provincia di Milano per visitare la Fantic Motor e girare nella cava usata per i test. Lì guido un 125 2t. Torno a casa e lo chiedo ai miei. Mi viene negato per scarsi risultati scolastici. Mi metto a studiare seriamente e a 17 anni vado con mia madre Bona (Marchi, ndr) a Firenze per comprare l’agognato 125 2t. Quando arrivo vedo in vetrina un Swm 250 Rotax. Esco dal negozio con quello. Ma è tutto sbagliato, tutto irregolare. A 17 anni guido un mezzo che non potrei guidare, potente e infinitamente impegnativo. Infatti vado in terra spesso. Cado facendomi male, cado ma non mollo»..……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern”][vc_column width=”1/2″]

[/vc_column][vc_column width=”1/2″]

[/vc_column][/vc_row]