Il Capo dei distillati

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Gianni Capovilla ha riscritto i codici di produzione dell’acquavite per raggiungere il suo unico scopo: cogliere l’essenza del frutto

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di Andrea Grignaffini

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«Sogenannte» il Capo ovvero, cosiddetto, per dirlo alla tedesca, lingua a lui tanto familiare quanto quella, più familiare, e dialettale, della nativa Crespan del Grappa, e non è un caso. Vittorio «Gianni» Capovilla, del resto, sembra aver avuto il destino scritto negli astri, e non solo nei natali, ma anche nei geni e nelle attitudini tanto che questo soprannome, che gli amici gli affibbiano per abbreviarlo, finisce invero per designarne la natura considerando chi è, e cosa fa, oggi, «il Capo». Nei Paesi di lingua alemanna, soprattutto, dove è entrato a passo leggero complice la condivisione non solo dell’idioma ma anche della fruttifera sensibilità: quella stessa che lo ha trasformato da meccanico enologico, poiché «tutto viene a uso nella vita», ad alchimista dedito non tanto a trasformare il piombo in oro ma ad arrivare all’essenza delle cose, di tutto lo scibile, e fermentescibile, del mondo fenomenico. L’attitudine, del resto, è quella che oggi gli fa dire, per esempio, che il futuro è un concetto che si attualizza ogni mattina, poiché ogni alba equivale per lui alla scoperta di qualcosa di nuovo, sia essa un’antica varietà di frutto o una nuova tecnica estrattiva..

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[/vc_column][/vc_row][vc_row row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”yes” type=”grid” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern” css_animation=”” css=”.vc_custom_1475856962388{padding-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_column_text]

È il peculiare mondo della distillazione che, per lui, altro non è se non l’emblema, a struttura mimetica, elicoidale come il Dna e come la serpentina dell’alambicco, del mondo naturale, che rappresenta mediante distillati che sono mondi a se stanti, ma speculari al mondo reale, istantanee gusto-olfattive dove si ritrova, per esempio, l’antologia completa della pera declinata nelle sue versioni botaniche meno conosciute. E così ecco il distillato di pera cannellina, coi suoi pungenti accenti speziati; quello da pera selvatica o la Bonne Louise, struggente ma precisa, il Moscatello Estivo o pera di San Pietro, coi suoi rintocchi di fiori e miele, e poi la William, disarmante in purezza e precisione aromatica; per finire, il distillato da pera cotogna, coi suoi aromi stravaganti, stordenti di fiori e solenni di incensi: una quintessenza di aromi che trasportano, come il più efficace trompe-l’oeil, in spazi olfattivi simili a vedute così dettagliate da ricordare i rendering ipernaturalistici di Giovanni Castell, citazionismo compreso.

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Dalla «sua» frutta come albicocche e pesche bianche fino ai sigilli in ceralacca di vari colori, come se fosse una carta d’identità.
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Dalla «sua» frutta come albicocche e pesche bianche fino ai sigilli in ceralacca di vari colori, come se fosse una carta d’identità.
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Giovanni Capovilla - Il «Capo» intento a scegliere la frutta.
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I sigilli in ceralacca di vari colori
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Totem - Gli alambicchi con la distillazione flemmatica a doppio passaggio messi a punto da Capovilla
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I sigilli su un distillato di pera
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