I nuovi pianeti del Prosecco

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Una super selezione delle migliori uve dà vita al limitatissimo numero di bottiglie della Collezione Private, quattro raffinate interpretazioni dell’uva Glera di Bisol

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di Sofia Landoni

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Sarebbe interessante fare un test. Verso la sera di un giorno feriale: entrare in un winebar in pieno servizio aperitivo e chiedere ai presenti, per alzata di mano, quanti di loro conoscono il nome del vitigno che stanno bevendo, in quel bel calice fulgido di bollicine che si è guadagnato notorietà con il nome di Prosecco. Come per tutte le celebrities, sotto il «nome d’arte» batte il cuore di un’identità ricca di sfaccettature e peculiarità che la rendono unica. Ed è così anche per lui, il Glera, vitigno che forse finora è rimasto un po’ nell’anonimato, da un lato tenuto in ombra dal nome Prosecco, a volte impropriamente usato per indicare la generica categoria della bolla, e dall’altro tenuto a distanza dallo sguardo scettico di chi lo associa a un’idea di semplicità. E la verità sul Glera non potevano che raccontarcela se non coloro che hanno contribuito fortemente a scrivere la storia delle più famose bollicine italiane nel mondo.

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Private Cartizze (21 mesi sui lieviti e assenza di dosaggio), Private Garnei, Private NoSo (senza solfiti) e Private Relio (tre anni di affinamento del vino base e poi sosta sui lieviti per 36 mesi: al centro, l’elegante cofanetto).

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La famiglia Bisol, con le mani in vigna dal lontano 1542, negli anni ha acquisito non solo i migliori terreni per collocazione nell’area del Prosecco Superiore, ma anche invidiabili esperienza e competenze. Tutto ciò animato da un’intelligenza che ha saputo cogliere il valore di questo vitigno e declinarlo in quattro forme di eccellenza con la preziosa Collezione Private. Si parte da una super selezione delle migliori uve e si arriva a un numero molto limitato di bottiglie, da 3mila a 5mila per tipologia. Ognuno dei quattro Private regala una sua interpretazione del Glera, mettendone in luce le varie inclinazioni. Ecco dunque Private Garnei: già il nome, che nel dialetto locale significa «acino», ha in sé il segreto di questo vino. «Garnei vuole essere l’espressione più raffinata del mondo del Prosecco», spiega Gianluca Bisol, presidente e ad di Bisol. La selezione del solo 3% dei grappoli è il presupposto per ottenere un vino che sappia trarre il meglio dai due anni di affinamento prima della messa in bottiglia.

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Gianluca Bisol, dell'omonima azienda.
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Poi c’è Private NoSo, che non è semplicemente il Prosecco senza solfiti: ha innanzitutto il merito di essere la risposta alla domanda, onesta e ambiziosa, che Desiderio Bisol si è posto al termine degli studi universitari: come metterli a frutto, per andare oltre? Dopo un anno e mezzo, ecco NoSo, frutto di sapienti gestioni delle pratiche di cantina realizzate in modo da evitare l’aggiunta di solfiti. «Un Prosecco diverso, in grado di emozionare per la sua diversità», commenta Gianluca, facendo trasparire una reale ammirazione per questo vino. E se la briosità del Glera si vestisse della setosità del lievito? I Bisol hanno pensato anche a questo e propongono, nella Collezione Private, due espressioni di metodo Classico. Private Relio è un omaggio allo zio di Gianluca, Aurelio Bisol. La cura che Relio, così lo chiamavano gli amici, ha dedicato per tutta la vita a quei vigneti che amava tanto, è la stessa che oggi si rintraccia nella lunga attesa dei tre anni di affinamento del vino base e i seguenti 36 mesi di sosta sui lieviti nella rifermentazione in bottiglia. «L’estremo del mondo del Prosecco», come Gianluca definisce la direzione di questo viaggio attraverso la collezione Private, porta fino al Private Cartizze. Qui, il gioco di parole è quasi doveroso, un’eccellenza nell’eccellenza.………………………………………………PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

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