I mercati ci sorridono

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Dal successo della filiale Usa agli ottimi risultati in 90 Paesi. Ettore Nicoletto, Ceo di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, spiega come il Gruppo ha vinto la sfida della globalità. All’insegna del made in Italy

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di Enzo Rizzo

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Da ex campione di enduro, andare su e giù per i colli è sempre stato un divertimento, la terra e lo sterrato sono stati teatro di sfide in cui ha raggiunto ottimi risultati a livelli agonistici. Oggi, più che di terra è meglio parlare di terroir, e le zolle sono quelle dei 750 ettari di vigneti condotti in tutta Italia, ma il concetto non cambia perché i risultati sono sempre ottimi anche se non è più in sella alla moto e le cavalcate sono quelle Oltreoceano che fa tra l’headquarter di Fossalta di Portogruaro e la controllata a Miami in un’andata e ritorno di tre giorni viaggio e fusi compresi. Lui è Ettore Nicoletto, Ceo di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, player di primo piano nello scacchiere vitivinicolo italiano e internazionale, fulgido esempio di made in Italy di successo esportato nel mondo. Un successo dimostrato dai risultati dell’anno appena trascorso: «Il 2016 si è chiuso in linea con gli obiettivi, che erano molto ambiziosi: siamo passati dai 118,2 milioni di euro del 2015 ai 157 milioni del 2016 con un Ebitda di 54,6 milioni, per un balzo in avanti molto significativo (+32,9%) e con una crescita ben distribuita tra i vari mercati compreso quello interno (+8,9%)», spiega Nicoletto.

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Ettore Nicoletto, Ceo di Santa Margherita Gruppo Vinicolo.
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 «Una parte importante del fatturato (52%) arriva dagli Stati Uniti e dalla filiale di Miami, che nel 2016 ha raggiunto il primo anno di piena operatività: la consociata americana ha infatti fatturato 95 milioni di dollari. Oltre agli Usa, ribadisco il buon andamento del mercato interno (a fronte di una flessione generale contenuta dalla sola performance del Prosecco) oltre ad aver fatto bene in Canada, Asia, Australia, Giappone ma anche in Germania e Inghilterra, due mercati notoriamente difficili dove dominano le vendite a prezzi mediamente molto competitivi se non molto bassi e dove noi storicamente non siamo forti.

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Le tenute di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, perle dell'enologia altoatesina.
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La proprietà, ossia i quattro fratelli Marzotto: a sinistra, Gaetano, presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, e Luca, vicepresidente.
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Il 2017 è poi partito con il piede giusto: la prima bimestrale è positiva, soprattutto all’estero: in Italia l’inizio è stato più lento rispetto ai primi due mesi del 2016 ma, nel corso dell’anno, non ci aspettiamo particolari intoppi. Il tutto dovrebbe portarci a centrare gli obiettivi del 2017 che prevedono un 7-8% in più dopo il boost del 2016». I numeri molto positivi, raggiunti su 90 Paesi così che ogni giorno oltre 51mila bottiglie di Santa Margherita Gruppo Vinicolo vengono stappate nel mondo, sono la punta di un iceberg composto da ingenti investimenti pluriennali che stanno sostenendo le strategie di sviluppo in termini di prodotto e di distribuzione: «Alcuni investimenti nell’area tecnica stanno arrivando a fruizione così come alcuni cambiamenti distributivi negli Usa», continua Nicoletto.

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Le vigne di Torresella
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 «Lo scorso febbraio abbiamo varato un network in alcuni mercati chiave con nuovi distributori con i quali pensiamo di avere un approccio ancor più qualitativo rispetto al passato: hanno un commitment molto più forte e un’organizzazione di vendita più qualificata per vendere non solo il marchio principale Santa Margherita ma anche i brand delle altre aziende agricole in Veneto e di quelle in Toscana, Franciacorta e Sicilia. Fino a tutto il 2016 abbiamo lavorato con un colosso della distribuzione Oltreoceano, ma noi invece riteniamo sia corretta la distribuzione del business su un numero maggiore di player», precisa il Ceo di Santa Margherita Gruppo Vinicolo.……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

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