Il passato che vive nel presente

L’esperienza che ha offerto il Dom Pérignon P2 al suo lancio a Roma alla Casa dei cavalieri di Rodi ha coinvolto non solo il gusto, il naso e l’olfatto ma anche la vista,
oltre che con l’arte, con immagini spettacolari e rappresentazioni grafiche per offrire una diversa esperienza in tema Champagne tra giochi di chiaroscuri accompagnati alla musica.

L’armonia, l’intensità e la consapevolezza caratterizzano
ed esaltano la pienezza di Dom Pérignon P2,
che regala nel calice un’esperienza che va oltre i sensi

di Fabrizio Paladini

L L’incipit è a effetto. Potrebbe essere qualcosatra Il nome della rosa e Il codice da Vinci. Roma antica. Entri nel salone della Casa dei cavalieri di Rodi, un ex monastero del IX secolo. Respiri mistero, crociate, templari, logge segrete, armature, alabarde e prigioni sotterranee. Poi superi una porta e finisci in una stanza buia dove una hostess ti accompagna davanti a uno schermo. Metti un aggeggio elettronico intorno alla testa, qualcosa che a me ha fatto pensare ad Alex DeLarge, il protagonista criminale scelto da Stanley Kubrick per Arancia Meccanica quando subisce il «Trattamento Ludovico» per la rieducazione. L’hostess ti porge il calice. Ben freddo. Al naso arrivano le spumeggianti bollicine e profumi di agrumi e mandorle. Partono sullo schermo immagini che sembrano un quadro di Jackson Pollock. E poi la musica. Un flash. Un trip, e che trip. Fai mente locale e capisci che l’unica sostanza stupefacente è in quel bicchiere. Energia allo stato puro. I colori si moltiplicano con un ritmo molto rock. Giallo, fucsia, nero, bianco, verde. Ogni sorso li vedi crescere, rincorrersi come strisce che giocano ad acchiapparella. Più ne assaggi la ricchezza, più le immagini ti comunicano l’emozione che stai assaporando.

L’artista Marco Foltran davanti alla sua installazione

Togli l’aggeggio e capisci che hai bevuto Deuxième Plénitude, P2, ultima creatura di Richard Geoffroy, chef de cave di Dom Pérignon da 27 anni. Un aperitivo a base di Dom Pérignon 2009 Vintage, carciofi alla griglia e pizza bianca ripiena di mortadella riscalda l’attesa e permette di misurarsi sulla visione delle proprie multicolori emozioni. Già, perché quella è una vera e propria installazione, creata da Marco Foltran, artista di Conegliano che vive in Giappone e che ha già creato installazioni per altri eventi della Maison. Poi, sul viale del tramonto, si sale sulla loggia per la cena. La loggia è un terrazzo che affaccia su piazza Venezia, tra l’Altare della Patria e i Fori, una vista superba, uno sguardo sull’eternità, il sole che scende a colorare di rosso il tutto, il Ponentino che scompiglia i capelli e nel cervello ancora il ricordo di quel bicchiere, quei colori, quel trip.

Dom Pérignon P2 al suo lancio a Roma alla Casa dei cavalieri di Rodi, un momento della cena

“L’armonia, l’intensità e la consapevolezza caratterizzano
ed esaltano la pienezza di Dom Pérignon P2,
che regala nel calice un’esperienza che va oltre i sensi”

Un momento dell’evento durante il lancio del P2 2000

Non poteva esistere location migliore per celebrare il tempo che Geoffrey ha fermato e riattivato più volte in questo Champagne e il tempo che avvolge la bellezza della Città Eterna. Deuxième Plénitude è il risultato di 16 anni di elaborazione e di rinvigorente riposo nelle cantine di épernay. Gli elementi complementari e opposti che costituiscono l’assemblaggio entrano in risonanza per restituire maggiore intensità, vivacità e precisione al millesimato. Ad accompagnare la degustazione le proposte dell’antica Salumeria Roscioli che esaltano le caratteristiche organolettiche di P2: uovo in trippa, bombolotti alla gricia, fiore di zucca con coda alla vaccinara, porchetta con patate arrosto, misticanza di campo, mousse di ricotta e visciole. Le parole dell’alchimista Richard hanno tradotto in concetti chiari le sensazioni dell’esperienza degustativa: «Dom Pérignon è la visione, la capacità di guardare al futuro e avventurarsi al tempo stesso sui sentieri più marginali.

Richard Geoffroy, chef de cave della Maison: «Una delle particolarità di Dom Pérignon è il tempo e la città eterna è il simbolo del tempo.

Lancio del P2 2000, nell’eleganza e nell’eccellenza della sua livrea nera, in perfetto abbinamento con i colori delle opere di Foltran.

L’avventura di Dom Pérignon è l’annata, la capacità di esserne il testimone e restituire tutte le sfumature, il carattere delle stagioni, i dubbi, i successi e i fallimenti. Il 2009 che avete bevuto sotto è il carattere generoso ma anche aperto e insolente. Dom Pérignon è l’armonia, qualcosa di molto intenso. E l’intensità L’avventura di Dom Pérignon è l’annata, la capacità di esserne il testimone e restituire tutte le sfumature, il carattere delle stagioni, i dubbi, i successi e i fallimenti. Il 2009 che avete bevuto sotto è il carattere generoso ma anche aperto e insolente. Dom Pérignon è l’armonia, qualcosa di molto intenso. E l’intensità è memoria. Venendo a P2, quella del tempo nel tempo è una spirale come quella del Dna, il passato vive nel presente. Il termine “plénitude” significa “pienezza” e investe molti aspetti della nostra vita. La pienezza è quel momento della vita in cui irradiamo qualcosa: serenità, maturità e leggerezza. C’è voluto tanto tempo per avere questo vino, e il tempo è energia, è qualcosa che si muove sempre». Sul profumo di bergamotto, sul sapore di malto e liquirizia, sulla persistenza amara, sulla armonia del tutto recita e chiosa ancora Geoffrey: «Quando uscì la prima Plénitude, nel 2006, avevamo davanti a noi un Giano bifronte. ………PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

Tipica pietanza romana come i carciofi alla griglia interpretati dalla Salumeria Roscioli che ha accompagnato gli Champagne Dom Pérignon