Alla Grappa di qualità si dà del lei

Con la Cru Monovitigno Picolit del 1973
la famiglia Nonino ha impresso
al distillato quella metafomorfosi che l’ha
trasformato da prodotto dozzinale
a simbolo del made in Italy nel mondo.
Un’opera d’arte liquida nel calice

di Jean Charles Viens foto di Ugo Zamborlini

La prima cosa che salta all’occhio quando si incontra la famiglia Nonino è la sua incredibile energia. Un’energia così potente da farti sentire letteralmente travolto da un vortice. Ma bastano pochi minuti e ti rendi conto che non è l’energia ad animarli, ma le  idee, così avanti che non puoi fare a meno di sentirti un passo indietro, rincorrendoli nel tentativo di raggiungerli. In molti vi racconteranno che l’incontro con i Nonino ha cambiato per sempre le loro vite. In effetti, hanno anche trasformato un intero settore, indicando un percorso di innovazione che va oltre la grappa e che è diventato un modello da seguire. Oggi, l’idea della grappa pregiata è quasi scontata. Ma non è stato sempre così: prima degli anni 70 era considerato un alcolico scadente, di poca qualità e nessun prestigio, il prezzo medio di vendita di una bottiglia da 75 cl si aggirava sulle 2.220 lire e i ripetuti tentativi, nel decennio precedente, di aumentare il prezzo erano falliti.

La grappa era allora considerata il liquore dei poveri, non dimenticando che il movimento Slow Food sarebbe arrivato non prima di 15 anni e le aziende artigianali a conduzione familiare non erano considerate perché il futuro era l’industrializzazione. Tutto questo fino a quando i Nonino hanno non solo reinventato la grappa ma l’hanno fatta assurgere a simbolo dello stile di vita italiano nel mondo. E lo hanno fatto mantenendosi fedeli alle tradizioni e ai metodi di produzione artigianali di famiglia, senza mai lasciarsi tentare dalla strada dei processi industriali. Hanno saputo trasformare la grappa da un distillato acre che incendia lo stomaco in un’opera d’arte, presente sulle tavole più raffinate e rispettata anche dai più critici dei conoscitori. I Nonino hanno dunque saputo adottare una filosofia molto simile a quella dei vini pregiati prodotti con metodi artigianali e hanno privilegiato la qualità e l’origine delle materie prime; scelta che oggi diamo per scontata.

Gli alambicchi in rame e i controlli sulla distillazione.

Botti di diverso formato per l’invecchiamento e per assicurare la massima complessità

Benito e Antonella controllano la lavorazione in una delle cinque distillerie

Ma il loro non è stato un successo repentino. Anzi, la loro storia sembra più un cammino disseminato di battaglie, interrotte di tanto in tanto da lampi di genio, che una salita regolare verso la cima. La prima volta che i Nonino infransero la tradizione fu quando Orazio, sei generazioni prima, nel 1897, volle dare una sede stabile alla sua distilleria. Un’innovazione per l’epoca, poi ché allora era consuetudine vendere porta a porta, con un distillatore montato su un carretto. Fino agli inizi degli anni 70, la prassi normale per la produzione della grappa consisteva nel raccogliere le vinacce dalle aziende enologiche, conservarle nei silos e procedere, quando necessario e senza particolari attenzioni, alla distillazione. Ma quando sposò Benito, Giannola ebbe da ridire sul modo in cui venivano fatte le cose. All’epoca, era molto affascinata da Luigi Veronelli che non solo decantava il lavoro degli artigiani, voce isolata fra tanti critici, ma sosteneva il concetto di individualità contro l’idea di una produzione standardizzata. Giannola convinse così il marito, responsabile degli aspetti tecnici dell’azienda di famiglia, a realizzare una produzione separata e a distillare la grappa utilizzando la vinaccia di un’unica varietà di uva. L’obiettivo era ricreare nella grappa l’aroma unico dell’uva da cui proveniva la materia prima. Da subito, l’idea fu quella di creare una produzione esclusiva, utilizzando la qualità eccezionale di uno dei vitigni più rari e pregiati: il Picolit. Un prodotto di questo livello necessitava di un packaging all’altezza della sua qualità: ebbe inizio così l’epoca del design sofisticato e unico dei prodotti Nonino, bottiglie oggi celebrate nelle mostre d’arte di tutto il mondo.

Giannola Nonino

Grappa Nonino Riserva 5 years, 8 years e 22 years per i 120 anni delle distillerie

In un seducente momento di relax, Cristina Nonino

Giannola commissionò a un rinomato architetto la creazione di un’ampolla in vetro di Murano soffiato a mano, con un tappo rivestito in argento a cui era fissata un’etichetta scritta manualmente. Fu così che, il 1° dicembre 1973, vide la luce la Grappa Nonino Cru Monovitigno Picolit, un prodotto che, fino a quel momento, il settore dei distillati non aveva mai visto. Il resto, come si suol dire, è storia. Quando l’azienda introdusse il prodotto sul mercato con un prezzo di vendita di 8mila lire per una bottiglia da 25 cl, cioè 12 volte il prezzo normale di una grappa, tutti risero e predissero il fallimento. Ma Giannola era determinata. Nei tre anni successivi, visitò personalmente i più raffinati locali italiani per raccontare ai sommelier la storia del Monovitigno Picolit e convincerli ad assaggiarlo. Utilizzò la sua rete in costante espansione e propose le sue sofisticate ampolle nei salotti buoni e influenti. Uno dopo l’altro, usando tutto il suo fascino, la sua capacità di persuasione e un impegno instancabile, Giannola riuscì a convincerli ad adottare il prodotto. Nel 1978, il Monovitigno Picolit era in vendita a 26mila lire, ben 25 volte il prezzo di altre grappe, e Benito ne poteva produrre solo in quantità limitata. Dal clamoroso successo dell’ormai leggendario Monovitigno Picolit Nonino, l’intero settore della grappa ha beneficiato di un notevole cambio di reputazione. Ma, cosa ancor più importante, le grappe Nonino ricavate da un unico vitigno sono diventate un simbolo del made in Italy di qualità nel mondo. Proseguendo nell’innovazione e nella valorizzazione dei metodi di produzione tradizionali e artigianali, le figlie Cristina, Antonella ed Elisabetta sono entrate nell’azienda di famiglia e si occupano di ogni aspetto della gestione………PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

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