Cosmo Borgogna in 800 pagine

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Serve un Atlante come il titano che sostiene il cielo.
La mitologia è d’obbligo per descrivere l’opera
di Armando Castagno che approfondisce la conoscenza
di una delle più blasonate regioni vinicole al mondo

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di Laura Di Cosimo foto di Andrea Federici

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Borgogna, sogno enoico di ogni appassionato di vino». È l’incipit del monumentale volume scritto da Armando Castagno dopo una gestazione di quasi 10 anni. Un Atlante in italiano che racchiude uno scrigno infinito di storie, una mappatura territoriale con la fisionomia dei vini dei quasi 400 migliori vigneti della Borgogna classica; un viaggio nel cuore della Côte d’Or e dei suoi 52 chilometri vitati di denominazioni leggendarie. Un libro per chi vuole «camminare le vigne borgognone» facendosi guidare dalla profonda conoscenza del territorio narrata da una rigorosa (e a tratti ironica) scrittura che appartiene allo stile e al carattere dell’autore.

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Domanda. Come nasce quest’articolato volume sulla Borgogna?
Risposta. Nasce intorno al 2010, quando mi resi conto che un atlante delle vigne della Borgogna in lingua italiana non esisteva; c’erano testi sulle cantine, anche molto interessanti, ma sul vigneto di quella regione che mi ha sempre affascinato da quando l’ho conosciuta, nessuno. Leggevo avidamente l’appena uscito libro-bibbia di Jasper Morris, conoscevo i testi di Clive Coates, Bill Nanson e Remington Norman. Abbandonai ben presto l’impresa perché mi sembrò impossibile per me solo. Quando però nel 2016 un amico, Paolo Buongiorno, mi chiamò per propormi di scrivere un libro così, ammetto di aver sentito una sferzata di energia nuova. Ho posto mano al vecchio indice e mi sono messo sotto a lavorare, a viaggiare, a raccogliere nuovo materiale e a riordinare il vecchio. E questa volta sono riuscito a terminare il lavoro.

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D. Nella premessa del libro si esprime il concetto di «dati stabili» per esplorare una regione così complessa. Che cosa si intende?

R. Forse è la chiave del libro, sai? È proprio la quantità di dati produttivi fissi (la varietà d’uva, i dati basilari di terroir dall’esposizione all’altitudine alla geologia, i legni, i tempi, i protocolli produttivi) a fare della Borgogna la regione ideale per un atlante fatto di brandelli di territorio, anche minuscoli, minuzioso e completo. Soprattutto, un atlante utile, perché è vero nei fatti che qualunque vino vi venga prodotto esprime innanzitutto una vocazione specifica del vigneto di partenza, e quindi l’analisi di questi vigneti, e del vino che potenzialmente ne «dovrebbe» venir fuori, ha un suo senso

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D. Per un appassionato di vini della Borgogna non è certo semplice il percorso di approfondimento. Quali sono le difficoltà? Suggerimenti?

R. La Borgogna ha una legislazione geometrica, ma non intuitiva, piena di eccezioni. Anche in degustazione, occorre mettere a fuoco i fattori da guardare, cosa pretendere che ci sia, cosa considerare irricevibile, quali siano i punti qualificanti. Occorrono pazienza, apertura, metodo, memoria e tasche capienti, oppure un direttore di banca comprensivo, visti i prezzi. Se possibile, servirebbe viaggiare, visitarla, fare domande, leggere testi. Penso che si tratti di un cosmo, che per il periodo che si intende dedicare al suo approfondimento pretende una dedizione quasi completa.

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R. Sono partito dalla sezione enografica: ho scritto 27 ampi capitoli sulle denominazioni di origine della Côte d’Or, tutte. Occupano quasi 670 pagine su 800; ho poi messo mano a una introduzione sui temi generali (storia, terroir, legislazione, geologia, ampelografia, topografia) e alle appendici che dicevi, tra cui questa letterale scorribanda nel tempo che è stata molto impegnativa e insieme molto divertente da scrivere.

D. I viaggi in Borgogna, gli incontri, qualche aneddoto…
R. Tanti viaggi in effetti, quasi 90 finora, ma non sono affatto stufo. Gli aneddoti che mi vengono in mente sono molti, ma più che consegnarli alle stampe preferisco continuare a dividerli con gli amici con cui li ho vissuti, come Giancarlo Marino, cui il volume è dedicato, e poi in ordine alfabetico Giampiero Pulcini, Luca Santini, Franco Siciliano e altri. Mi piace l’idea di conservare di tutta questa ricerca la componente goliardica e amicale.

D. Le fotografie sono un altro unicum dell’opera…
R. Sono state scattate da Andrea Federici in Borgogna. Siamo andati insieme in giro per parecchio tempo in estate, fermandoci a ogni incrocio, su e giù per i 52 chilometri della Côte d’Or, tra colline, mulini, case, vigne, muri, ferrovie, strapiombi, ruscelli, castelli, ruderi, infiorate, aperture improvvise. Siamo stati fortunati con il clima: abbiamo trovato quello che Andrea desiderava in termini di luce, cioè una luminosità diffusa ma mai «bruciante», e un cielo azzurrissimo, mai sgombro dalle nuvole. Ne sono sortite quasi 2mila foto: ho scelto quelle che ritenevo di maggiore suggestione ambientale. Non hanno una didascalia che spieghi cosa vi è illustrato: lo sguardo del lettore, nel mio progetto, doveva immergersi e quasi perdersi nei panorami di ogni capitolo. Una scelta che rifarei………PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

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