Abbigliamento di vino

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Tecnicamente si chiama «tessuto tecnico spalmato», ossia
similpelle ottenuta da vinacce. Ma ci sono anche filati
dai resti della potatura. Per abiti e accessori. È l’invenzione
di due giovani italiani, premiati dall’Unione europea

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di Fabrizio Paladini

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Stasera che fa un po’ freddo indosserò un Nebbiolo. Domani, per lariunione in ufficio con gli americani, meglio i pantaloni di Sangioveseo le scarpe di Cortese? Il foulard di Gavi? E alla sera, il vestito di Pinot bianco. Inguaribili amanti del vino, siete avvertiti. Uno spettro si aggira per l’Europa: è quello dell’abbigliamento e dei suoi accessori che nascono in vigna. Più che uno spettro è una realtà che farà ancora una volta dell’Italia un serbatoio di eccellenza nell’abbigliamento e nelle innovazioni ecosostenibili. Non a caso, a fine novembre a Bruxelles un’azienda italiana, Vegea, è stata premiata tra migliaia che si sono presentate all’European 50 startups, competizione che ogni anno premia le 50 migliori idee d’impresa fondate nell’ambito dell’Unione europea da startupper con meno di 35 anni. Che cosa ha inventato Vegea? Un nuovo materiale che può dare vita ad abbigliamento e accessori e che proviene interamente dalla vigna. L’azienda, nata nel 2016, è formata da due soci: Gianpiero Tessitore, 38 anni, milanese, architetto con particolare attenzione all’ecodesign; Francesco Merlino, 28 anni, di Messina, chimico e consulente ambientale: «Volevamo dare un senso al nostro interesse principale che è la ricerca sui nuovi materiali che valorizzassero le biomasse», spiega. I due sono partiti dalle vinacce, ovvero bucce, semi e raspi privati già della parte alcolica (finita in grappa), essiccate, rese stabili e trattate termicamente per renderle un compound polimerico che poteva poi essere spalmato su un tessuto di base (normalmente cotone o canapa).

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Bucce, semi e raspi privati della parte alcolica, essiccate e trattate termicamente per diventare un compound polimerico da spalmare su un tessuto di base.

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Con questa innovazione, Vegea ha vinto il primo premio del Global Change Award 2017 messo in palio dalla multinazionale svedese dell’abbigliamento H&M. «Abbiamo investito 300 mila euro in ricerca ed è nata anche l’idea di trasformare in filato, i residui della potatura della vite», spiega Tessitore. I due si sono messi d’impegno e hanno realizzato un campionario composto da vestiti, gonne, pantaloni, borse e scarpe, che hanno presentato lo scorso 5ottobre alle Vigne di Leonardo a Milano ai principali brand dell’abbigliamento italiano e internazionale oltre che stampa: «Il risultato è stato molto soddisfacente e molte aziende intervenute hanno chiesto una collaborazio ne strutturale. Al momento stiamo vagliando quale sarà il nostro partner, ma è certo che avvieremo un’importante collaborazione».

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Gianpiero Tessitore, architetto e fondatore insieme al chimico Francesco Merlino di Vegea (vegeacompany.com), azienda nata nel 2016 che ha dato vita alla wineleather ottenutada vinacce.

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Per dare un’idea del volume che un’innovazione comequesta può generare, basti sapere che solo in Italia ci sono 650mila ettari di vigna e che ogni ettaro può rilasciare 1.200 chilogrammi di tralci da riciclare in questo nuovo materiale che tecnicamente sichiama «tessuto tecnico spalmato» ma che in realtà è una similpelleche si presta a mille adattamenti. Non solo: oltre a collaborare con un brand dell’abbigliamento, Vegea si legherà presto a una grande cantina vinicola sia per il reperimento della materia prima sia persfruttare la comunicazione aziendale. Aggiunge Merlino: «Vogliamodare alle biomasse del settore alimentare una nuova vita. È proprioquesto modello di economia circolare che ci ha consentito di aggiudicarciil prestigioso European 50 startups»………PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

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